
Rispondono Valeria De Benedictis e Roberto Ripollino
Ciao e benvenuti sul sito. Il vostro debutto "In Frigidvm Lectvm" risale al 2019, sono quindi passati sei anni, trascorsi per molti aspetti nel silenzio assoluto. C'è una ragione principale per questo o una catena di eventi ha portato a ciò?
R: Ciao e grazie per averci ospitato. I 6 anni passati in silenzio sono stati dedicati alla creazione di Grave, che è stato concepito e costruito diversamente dal primo disco. Quanto accaduto nel mondo nel 2020 e 2021 anche se ora sembra che sia passata un eternità, ho contribuito a percepire la composizione di questo lavoro in maniera diversa. In più sono abbiamo avuto rallentamenti per impegni personali, di vita, lavoro e famigliari. Ma comunque non avevamo fretta, l’obiettivo era la bontà lavoro, svincolata da qualsiasi tempistica.
Quali ritenete siano le differenze principali e dall'altro lato le caratteristiche comuni fra i due album?
V: In Frigidvm è stato l'inizio di riflessioni esterne, più facilmente catalogabili, seppur criptiche, che in seguito hanno condotto alla creazione di Grave, album concepito durante l'inizio di un periodo difficile che tutti abbiamo condiviso.
Grave è più profondo, violento, una morte di velluto. Si racconta anche nelle pause , tra le quali devono echeggiare quegli essenziali silenzi che dicono più di mille parole. Le riflessioni. I significati da intuire.
In comune i due lavori hanno quel senso apocalittico che aleggia nell' aria, inteso come un'inevitabile trasformazione.
Nei pezzi il decadente graduale mutismo con i consequenziali rallentamenti, e le impetuose riprese, che si presentano in una sola canzone, accomuna entrambi gli album, e fanno parte della nostra linea creativa. Le emozioni non sono mai le stesse . E sono tante e diverse, tra le quali albeggiano sempre i temi della solitudine e della morte.
Uno dei generi da voi abbracciato per esprimervi è senz'altro il Funeral Doom. Nel bellissimo libro "Il suono del dolore", dedicato a questo "sottogenere", ad un certo punto l'autore Stefano Cavanna scrive: "Note tristi e dolenti capaci di restituire un effetto catartico difficilmente riscontrabile nelle altre forme d'arte". Voi cosa cercate e poi trovate in questo tipo di sonorità?
R: Si, cerchiamo quanto scritto da Stefano e non solo. Non deve essere fine a se stesso, come succede certe volte nei generi estremi, che cercano “solo” di essere più estremi possibile. Deve portare un messaggio musicale, che ciascun ascoltatore possa interpretare e metabolizzare secondo il suo essere o il suo stato d’animo.
Cosa, quanto rappresenta per voi la musica? Riuscite ad immaginare la vostra vita senza di essa?
R: La musica per me rappresenta un piacere, un hobby, e un aiuto nell’affrontare la vita quotidiana. Nelle sue varie forme, un po’ come il cibo o altro, può essere curativa, per mente e corpo e aiutare a migliorare e superare la quotidianità, tristemente reale.
Fra le altre cose, nella vostra proposta c'è l'alternanza di cantato femminile e maschile. In base a quali caratteristiche capite che uno è più adatto dell'altro in quel momento della canzone? La scelta poggia solo sul lato sonoro o anche quello lirico ha il suo peso in merito?
V: Il lato sonoro e lirico non sono mai separati. Questo è molto importante. Le cantate si alternano con interpretazioni diverse , a seconda del testo, e sono presenti anche recitazioni melodiche. C'è un lavoro di costruzione con un fine preciso, mai forzato. Nulla è stato concepito in maniera macchinosa.
La parte creativa di Grave è nata spontanea, e poiché liriche e musica non si discostano mai, gestire la cantata di Roberto e la mia non è stato difficile. Anch'esse sono state calzate nella struttura dei pezzi in modo complementare.
I vostri testi sono da sempre in italiano; considerate fondamentale, liricamente parlando, esprimervi nella nostra lingua?
R: Comporre in italiano ci permette di poterlo utilizzare al meglio nelle sue sfumature, per usare le parole giuste per esprimere un concetto specifico che nasce dentro di noi, che in inglese potrebbe avere una sfumatura diversa o essere semplicemente meno elegante. È inevitabile che ogni lingua abbia i suoi limiti e particolarità, come potrebbe essere una stessa parola che potrebbe avere in una determinata lingua 2 significati diversi (o viceversa) che non avrebbe in un’altra. Questo porterebbe a non poterla riconoscere per quello che vuole esattamente esprimere. Per noi questo con l’italiano non succede. Seppur l’eleganza della lingua sia importante, quello che vogliamo esprimere, risiede più nel significato invece che nella forma, nella metrica o in una rima. Di conseguenza direi che è proprio fondamentale.
Gli argomenti che trattate nelle liriche sono "generici" o c'è qualcosa di personale/privato espresso attraverso i vostri testi?
V: Grave è un album introspettivo, parla di sensazioni, riflessioni, solitudine, abbandono, amore e morte, follie , ricordi, guerra interiore, risoluti complimenti...
Inevitabile che possa riflettere le proprie emozioni, tra le linee personali. Ma il generico, inteso come gli eventi, viene proiettato nell'interiorità. È la conseguenza. E dentro quel mondo , nulla viene lasciato al caso ne' alla banalità. Ci sono argomenti specifici, di cui ogni canzone parla. Visti da piani di esistenza diversi; come fossero un esterno, visto dall' interno dalla parte di noi più istintiva e animica, non menzoniera. Può sembrare paradossale ma mondi differenti, che si incontrano, uniscono la propria dualità. Necessaria. Dinamica. Che velocizza il pensiero. Anche se l'antagonista cerca di dissezionare, e disumanizzare, la parti che ci completano
Se non tramite la musica come pensate avreste potuto dare voce alle vostre idee ed emozioni? Che forme artistiche avreste potuto abbracciare?
V: dipende dal talento di ognuno. E dal vissuto. Non saprei.
R: Personalmente adoro il lavori manuali. Mi piacerebbe saper disegnare o scolpire, plasmare. Sono però totalmente negato. Forse è questa curiosità che mi attira. Magari un giorno in cui non avrò più doveri quotidiani da svolgere, potrei anche iniziare a cercare di capirci qualcosa.
Quali pensate siano le condizioni ideali (a livello di emozioni, sensazioni, atmosfere, umore e luoghi) per ascoltare, apprezzare e comprendere al meglio i DVM SPIRO?
V: Ognuno ha luogo, emozioni e sensazioni personali atte a creare l'atmosfera giusta per ascoltare buona musica. Saremmo lieti assai se si decidesse di ascoltare Grave!
R: qua entriamo in una zona molto personale. Quello che aiuterebbe comunque ad apprezzare di più la nostra musica, ma come la maggior parte della musica che non nasce per business, sarebbe dedicare un ascolto attento, in solitudine, leggendo le liriche. Anche per chi non parla la nostra lingua, potrebbe aiutarsi traducendo, anche se perderebbe probabilmente diverse importanti sfumature.
Credo che alla musica e alle emozioni da lei scaturita possano essere associati dei colori; quali credete siano quelli che possono essere utilizzati per voi? Ce ne è uno che spicca sugli altri?
R: in primis il grigio su tutto: il progetto in sé e entrambi i dischi. Grigio in quanto porta in se il bianco ed il nero con tutte le sue sfumature. Se dovessi poi dare un colore ai dischi, sceglierei l’oro per IN FRIGIDUM LECTUM, in quanto trovo che sia ancora un piccolo oggetto di valore prezioso come l’oro che si metteva nelle tombe per aiutare le anime a poter accedere nell’aldilà. Dunque un disco più improntato sulla fine della vita, e le considerazioni che portano a quel traguardo. Per GRAVE, sicuramente il rosso, sentimenti che sfociano comunque nel sangue inteso come tramite per arrivare alla solita fine.
"Alla fine" è il brano posto in chiusura del nuovo album. La morte è la conclusione della vita terrena, materiale. Voi avete paura della morte? Cosa c'è a vostro parere dopo di essa?
V: Noi siamo animali, è l'istinto di sopravvivenza che ci fa temere la morte, e cerchiamo di esorcizzarla con credenze e costrutti. Quando è intorno la percepiamo, la si sente nell'aria. Ne si sente l'odore. Inevitabile e necessaria, in questa terra. Credere che ci sia qualcosa dopo è un modo anch'esso per esorcizzare una mancanza. Non la si sccetta, ma è quello che siamo diventati adesso che conta. Tutti moriremo. Vivere avendone paura da' troppo potere agli altri, e lo toglie a se stessi. Mi pare ne abbiamo avuto esperienza pratica anche in questi ultimi anni. È uno strumento di potere. Soprattutto la paura.
Invece Grave parla di morte multiforme, morti interiori, ricostruzioni alternative. Una morte di cui non bisogna aver paura.
Sovente nella musica, nella letteratura, nel cinema, nell'arte in generale, gli autori dedicano le loro opere a persone defunte. Voi ritenete importante il ricordo di chi non c'è più? A volte può, in alcune circostanze e in parte "influenzare" la nostra vita?
V: Solo i vivi possono influenzare la nostra vita. Il resto sono solo ricordi, e per quanto possano essere stati dolorosi il tempo, scandito con note discendenti dal ticchettio di un orologio, fino "alla fine", dissolve la coscienza di eternità che pretestuosamente desideriamo. Non rimane altro che la malinconia di un mondo nel quale non possiamo più entrare.
R: Si ma non in quanto defunto. Sulle cose che ci ha lasciato quando era in vita. Il ricordo di chi non c’è più sta dentro di noi, nelle opere e negli insegnamenti che ci ha lasciato. Un genitore, un mentore, un amico, un animale…
"La morte non è un periodo di chiusura dell'esistenza, ma soltanto un intermezzo, un passaggio da una forma a un'altra dell'essere infinito" (Wilhelm Von Humboldt). Quali interpretazioni date a queste parole? Concordate con esse?
R:Credo che ci sia una fine è quella è rappresentata dalla morte. Posso interpretarle solo come una vana speranza. L’essere o meglio l’io, cioè in questo caso R, quando morirà, non ci sarà più, e basta. In qualsiasi dimensione. L’eterno riposo, ma quello vero.
Il 2025 si è concluso da pochissimi giorni. Quali sono i vostri dischi preferiti dell'anno appena trascorso?
R: ho smesso da diverso tempo di correre dietro alle novità discografiche.
Non saprei dirti quali dischi del 2025 abbia apprezzato di più perché non so effettivamente se quanto ascoltato quest’anno sia effettivamente uscito quest’anno. Salto continuamente da un disco all’altro, da un genere all’altro, per poi trovare di tanto in tanto rifugio nei dischi che più adoro che ormai conosco a memoria.
Grazie per l'attenzione, a voi le parole finali
R: Grazie per questo spazio e per il supporto nel nostro progetto. A presto.
- MARCO CAVALLINI -