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EIBON RECORDS
"Sonorizzando i vostri incubi"
Gennaio 2013
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Risponde alle domande Mauro Berchi

Prima domanda d’obbligo; a cosa si deve la scelta del nome EIBON Records?

Nulla di particolare e nessun significato nascosto od “esoterico”. Ero alla ricerca di un nome breve e semplice da ricordare, e mi sovvenne questo da un libro di Dunsany, retaggio di letture giovanili. Mi pareva corto, incisivo e facile da ricordare, e cosi' è stato......

Cosa ti spinse a fondare una tua label nel 1996? Provenivi da esperienze discografiche precedenti, se non sbaglio.

Corretto. Avevo fondato e diretto per qualche anno la Wounded Love, dalla quale mi distaccai nel 1995/96. All'inizio EIBON fu solo un hobby, principalmente un veicolo tramite il quale produrre il primo disco CANAAN. Poi pian piano, incoraggiato dal notevole interesse suscitato dalle prime due produzioni (Canaan per l'appunto e il disco dei Parade of Souls) e dalle vendite (che soltanto qualche anno orsono erano assai diverse da quelle attuali.....), decisi di provare a fare dell'etichetta un lavoro vero e proprio. Dal 1997 per un decennio abbondante EIBON è stato il mio lavoro quotidiano, fonte di enormi soddisfazioni e veicolo tramite il quale ho prodotto dischi dei quali vado fiero. Dal 2008 in poi invece, a causa della pesantissima crisi e dal calo apocalittico delle vendite, è tornato ad essere purtroppo soltanto un hobby, che continua a darmi delle soddisfazioni, anche se in maniera decisamente minore rispetto al passato.

Quale forza ti porta invece avanti ancora adesso a 16 anni dalla sua fondazione? L’entusiasmo che ti brucia dentro è lo stesso di allora?

L'entusiasmo è ancora presente, ma mi sento sempre più come Don Quixote contro i mulini a vento. La mania dello scaricamento selvaggio ha fatto (e sta continuando a fare) danni enormi, rendendo la sopravvivenza delle etichette medio/piccole una chimera. Diciamo che la passione bruciante dei primi anni si è via via trasformata in un fuocherello che diventa sempre più difficile tenere acceso, e di certo non per carenza di volontà, quanto per una invincibile diminuzione di ossigeno che alla fine spegne ogni fiamma. In questo caso, la disaffezione che vedo negli ascoltatori, contro la quale non esiste arma efficace.

Quali caratteristiche deve avere un gruppo per essere pubblicato da Eibon Records? Cosa ti colpisce immediatamente di un disco la prima volta che lo ascolti? Instauri con i gruppi un certo rapporto umano oltre che discografico?

L'unico criterio che io abbia mai seguito è il mio gusto personale. Non mi sono mai posto paletti “stilistici” né tantomento limitazioni imposte da considerazioni “commerciali”. Ho prodotto, produco e (spero) continuerò a produrre dischi che – per il mio insindacabile giudizio – abbiano una validità ed un “carattere” preciso. Con i gruppi che produco cerco ove possibile di instaurare un rapporto che vada al di là della pura transazione “commerciale”; operando in una micro-nicchia, trovo che le regole del music business “maggiore” abbiano poco senso, e che nella quasi totalità dei casi, un solido rapporto personale aiuti a scongiurare problemi e potenziali ostacoli. Per ora questo approccio ha funzionato a dovere. Spero continui a farlo.

Fin dagli inizi hai dedicato molto spazio a gruppi dark ambient/death industrial e power noise; cosa ti affascina in particolare di queste sonorità?

E' la musica che ascolto nel mio “tempo libero” ed è quella che mi soddisfa maggiormente a livello puramente “acustico”. Più invecchio e meno sopporto la musica riconducibile a coordinate “rock” nel senso lato del termine, vale a dire musica suonata con strumenti “canonici e tradizionali”; trovo che le frontiere della musica sperimentale (in senso lato) siano molto più stimolanti, oltre ad essere più consone alle mie inclinazioni personali.

Quale produzione ti ha dato le maggiori soddisfazioni economiche e quale quelle artistiche?

Dal punto di vista economico, pur non essendone del tutto certo visto il caos che regna sovrano, penso che “A calling to weakness” / CANAAN sia stato il best seller tra tutte le mie produzioni. Dal punto di vista artistico, non saprei proprio scegliere. E' come chiedere ad un padre quale dei suoi figli preferisce.......

Un disco che invece, guardando con gli occhi di oggi, non avresti mai voluto/dovuto pubblicare? Non dirmi che non ce ne sono perché nessuno ti crederebbe...

E invece dovrete crederci. Non c'è neppure un disco che – con il senno di poi – non avrei prodotto. Mi piacciono tutti e a tutti sono legato. Posso direi di essere davvero fiero di quanto fatto in questi sedici anni di etichetta. Nessun rimpianto.

Ormai le label underground stanno tirando le cuoia, distrutte dal downloading sfrenato e senza confini; tu come fai a non restare inghiottito da questo vortice? E riesci a vedere un barlume di luce nel futuro, oppure ogni speranza è vana?

Ogni speranza è futile. Ormai il pubblico si è abituato a distaccare il concetto di “disco” da quello di “supporto”, per cui un merdoso mp3 assume la stessa dignità di un oggetto. Ridicolo. Come se una scoreggia (digitale in questo caso) potesse competere con un bello stronzo fumante. Forse perchè sono un dinosauro ancora legato al passato, non riesco proprio a capire come si possa fare a meno di toccare, guardare, annusare un disco con il sacro rispetto che si deve tributare all'artista. Mi fanno vomitare dal disgusto tutti coloro che che si sentono grandi conoscitori e grandi “supporter” di una scena perchè hanno appena scaricato 3 terabyte di dischi ai quali non dedicheranno neppure il tempo di un ascolto superficiale. Al di là del puro e semplice fattore economico (nel quale non voglio neppure entrare, perchè richiederebbe un discorso troppo lungo e intricato), l'equazione disco = files del cazzo scaricati dal mulo/torrente/formiche NON PUO' FUNZIONARE. D'altro canto, sarebbe inutile negare che è quello che quasi tutti pensano al giorno d'oggi. Io, nel mio piccolo cantuccio, schiacciato (nobilitato ?) dalla mia mentalità arcaica, continuo a produrre OGGETTI. Belli da vedere, e – spero – piacevoli da ascoltare. Se nessuno mi viene incontro lungo questa strada, poco male. Non è una ragione sufficiente per mollare il colpo, almeno per ora.

Eri attivo nell’underground, con fanzine e distribuzione, fin dalla fine degli anni ’80; rimpiangi quegli anni dove ci si scambiavano musica e info via lettera e telefono oppure credi che Internet abbia portato solo lati positivi in questo senso?

Internet è un potente mezzo di ricerca, ed un altrettanto potente meccanismo di diffusione. Detto questo però, faccio davvero fatica a trovare in esso elementi positivi. La diffusione sempre maggiore di tecnologia “cheap & affordable” anziché migliorare la situazione l'ha soltanto incasinata. E – si badi bene – non lo dico solo per partito preso o perchè in teoria dovrei vendere dischi (cosa che ovviamente accade con frequenza sempre minore). Prima le paludi tipo myspace, poi la morte di tutte (o quasi) le etichette medio/piccole, poi il diffondersi della musica “social”: miliardi di gruppi tutti divenuti di colpo equivalenti e intercambiabili, tutti facilmente accessibili, tutti molto interessati a farsi vedere, linkare, taggare, likeare e molto meno impegnati a suonare qualcosa con la testa e il cuore e non solo con un mouse e una tastiera. Il paradosso è che al giorno d'oggi, nonostante forum, blog, magazines online, communities, feed e tweet e chirp e sticazzi è molto più difficile trovare un buon gruppo di quanto non lo fosse vent'anni fa. Ogni cerebroleso con una soundblaster da dieci euro e un po' di pazienza assurge (almeno temporaneamente) allo stesso livello degli altri, e questo invoglia anche i peggiori deficienti a provare ad essere la “next big thing”. Non esiste più alcun filtro e non esiste più alcun limite alle puttanate, che vengono diffuse e nobilitate senza averne alcun merito. In buona sostanza, direi che rimpiango molte cose dei bei vecchi tempi andati.......

Non trovi incredibile che l’intento di un gruppo che si forma oggi non sia quello di scrivere canzoni, ma quello di avere il prima possibile più “fans” su siti di amicizie e conoscenze virtuali? Cerchi in qualche modo di “combattere” il fenomeno, oppure lasci che le bands sprofondino nella fossa che si sono create con le loro stesse mani?

Ecco, per l'appunto...... Se questo è quello che il “pubblico” vuole, non sta certo a me cercare di cambiare le cose. Come detto prima, intendo proseguire per la mia strada e in un certo senso sono contento della ridotta diffusione delle mie produzioni. Mi vengono i conati di vomito ogni volta che sento qualcuno che dice minchiate del tipo “facebook è la nuova frontiera per vendere dischi”. Contenti loro, contenti tutti. Semplicemente, non è un mondo che mi interessi. Poco male se questo fa di me l'ultima balena bianca.

Cosa, quanto rappresenta per te la musica? Riesci ad immaginare la tua vita senza di essa?

Assolutamente no. Conforto, stimolo, cibo per la mente, vero e proprio antidolorifico. Da che mi ricordi, ha sempre fatto parte della mia esistenza, e sempre lo sarà.

Nella vita, si sa, i gusti musicali ed artistici cambiano; volevo quindi chiederti quale consideravi il tuo disco per eccellenza quando avevi 20 anni, quando ne avevi 30 e oggi che hai superato i 40; cosa pensi di quelle persone che ascoltano gli stessi gruppi e gli stessi generi musicali per tutto il corso della loro vita?

In ordine: 20 anni: “Into the pandemonium” - Celtic Frost / 30 anni: “”Total” - Seigmen / 40 anni “Anime salve” - De André. Non ho nulla contro chi continua ad ascoltare sempre le stesse cose. E' un po' come chi arriva a cent'anni mangiando solo salsiccia e bevendo solo grappa. Non è una cosa che faccia per me, ma buon per loro se funziona.

Quali sensazioni provi riguardando gli inizi della carriera discografica? Senti di aver realizzato ciò che ti eri prefissato alla nascita della label?

Senza alcun dubbio. Il mio scopo era dare visibilità a dischi “minori” (non in senso artistico, sia chiaro) e ogni volta che mi guardo indietro non posso fare a meno di provare orgoglio e soddisfazione per quanto fatto negli anni.

Grazie per l’attenzione; lascio a te le parole finali.

Grazie a voi per lo spazio che mi dedicate.

- MARCO CAVALLINI -