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IMAGO MORTIS
"OSCURE PRESENZE "
Giugno 2020
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Risponde Abibial (basso e voce)

La prima domanda è in qualche modo scontata, ma "obbligatoria"; sei anni di silenzio discografico non sono pochi. C’è una ragione principale per questo o una catena di fatti ha portato a ciò?

Credo che sia una domanda del tutto doverosa. Dopo l'uscita di "Carnicon" nel 2014, vi è stato l'abbandono di un chitarrista, così abbiamo deciso di proseguire con la formazione a tre. Questa scelta è stata dettata principalmente dal non alterare quell'alchimia compositiva ormai ben consolidata all'interno della band. Questo riassestamento ci ha portato conseguentemente a rimodellare i brani per i live e adottare alcuni accorgimenti tecnici migliorativi. In sintesi vi è stato semplicemente un naturale riassesto fisiologico.

Complimenti per il nuovo “Ossa Mortuorum e Monumentis Resurrectura”. Quando avete capito che era giunta l’ora di ridare voce alle vostre esigenze artistiche?

Ti ringraziamo. Dopo la fase descritta sopra abbiamo iniziato a comporre il nuovo "Ossa Mortuorum...". Mese dopo mese abbiamo dato forma alle idee che avevamo in essere, sino a quando siamo approdati alle sue registrazioni. Abbiamo affrontato questa fase solo dopo l'aver raggiunto il giusto equilibrio. Non ci siamo mai posti delle scadenze, anche perché la nostra label non ce ne ha mai poste, lasciandoci operare liberamente in base alle nostre ispirazioni, e pensiamo che nel tempo questa formula ci abbia appagato.

Il termine da voi utilizzato, “Black Occult Metal”, descrive al meglio ciò che si percepisce ascoltando il disco. Musicalmente parlando, presenta caratteristiche doom come mai era stato fino ad oggi. E’ solo una mia impressione?

Concordiamo con te che il definirci oggi come una Black Occult Metal band sia la descrizione più appropriata per definire tutto il comparto musicale e tematico rappresentato dagli Imago Mortis. Nel nostro sound, che comunque mantiene un forte substrato Black Metal di vecchia matrice, abbiamo liberato maggiormente quelle sfaccettature del nostro entroterra culturale metal e musicale, che sicuramente ritrova anche nell'occult doom dei forti riferimenti.

Il libretto interno è molto curato; ritieni inscindibile il connubio musica/immagini che specialmente negli ultimi dischi vi caratterizza?

Crediamo di sì. L'artwork completa l'operato musicale e concettuale, stimolando l'immaginario dell'ascoltatore e suscitando in lui delle sensazioni. In questo crediamo concorrano le atmosfere crepuscolari e misteriche che aleggiano nelle fotografie che portano inevitabilmente a calarsi maggiormente nel tema dell'album.

La figura incappucciata, nella cover del precedente album era fuori dalla chiesa. Ora è sulla porta d‘ingresso. Cosa potrebbe accadere una volta entrato? Cerca qualcosa, in particolare?

La misteriosa figura incappucciata non è collegata concettualmente alla cover del precedente Carnicon, semmai lo può divenire a livello ideale, dove ognuno di noi può discernere e scegliere chi o cosa si celi sotto quel manto, la Nera Signora, un negromante o uno spettro? Per noi essa rappresenta in senso lato il concetto di mistero e occulto.

Ti va di approfondire le affascinanti liriche?

Ossa Mortuorum... rappresenta un viaggio tra storie oscure, credenze esoteriche ed eresie della nostra terra orobica e lombarda. Narriamo le vicissitudini dell’eresia dolciniana attraverso gli occhi del suo capo militare, il bergamasco Longino, oppure delle cupe vicende legate alla strega-mistica Caterina Rossi nella Valcamonica del '600. Ricostruiamo in due parti l’iniziazione di una novizia ad una congrega diabolica ed la sua partecipazione a un convegno sabbatico, oppure narriamo di una vicenda sulla credenza dei ritornanti, sino ad approdare all’apparizione, nella gelida pianura bergamasca del '500, di due eserciti spettrali o furiosi, che per molti giorni si affrontarono sotto gli occhi terrorizzati del contado.

Si nota l’azzeccato utilizzo di strumenti non tradizionalmente metal, strumenti richiamanti la tradizione orobica. Quand’ è che hai intuito che erano necessari? In particolare, l’utilizzo del tarlèk è davvero affascinante; me ne parli?

Durante la composizione dell'album spesso ci siamo soffermati a ragionare sulla possibilità di arricchire le sue atmosfere con l'utilizzo di strumenti particolari. Tra questi arrangiamenti abbiamo scelto di utilizzare per il brano finale ...In Libro Diaboli, degli strumenti d'accompagnamento, come il violino e per l'appunto i tarlèk, ossia delle ossa animali, coste di maiale essicate utilizzate come nacchere. Si tratta di uno strumento molto antico diffuso nella tradizione alpino-padana e celtica, e ovviamente anche nella nostra terra natia.

Questa tua passione mi ricorda quella di Pupi Avati per le terre emiliane in cui ha trascorso i suoi primi anni. Terre alle quali è ancora legato. A certe cose ci si sente legati per sempre, giusto?

Concordo, questo sentimento è riassumibile in un termine che non esiste in italiano che si chiama "heimat", che letteralmente significa patria, intesa non come istituzione politica, ma come quell'insieme di elementi immateriali e spirituali che fan si che ci si senta parte nel profondo di una determinata comunità e identità.

Per caso hai visto e apprezzato il suo ultimo film “Il Signor Diavolo”? Che idea te ne sei fatto?

Ho apprezzato molto il Signor Diavolo, ho ritrovato in esso degli elementi non distanti dal mondo rurale in cui sono cresciuto. Unica nota che mi sento di muovere è che se fossi stato il regista avrei calcato maggiormente gli elementi identitari venetici, come l'uso della loro lingua e cadenze, che sicuramente avrebbe gettato sulla pellicola una maggiore dimensione localista più in sintonica con il tema dell'horror padano.

Cosa e quanto rappresentano per voi la musica e l’arte? Riesci ad immaginare le vostre vite senza di esse?

Rappresentano una sfera molto importante, per noi l'arte significa espandere il nostro stato di coscienza e nel contempo stimolare la nostra emozionalità. No, non riesco ad immaginare un mondo senz'arte, sarebbe certamente insopportabile.

Tra le altre cose scritte nel booklet c’è la nota in memoria di alcune persone scomparse; già in passato lo avete fatto. Considerate importante il ricordo di chi non c’è più?

Si crediamo che sia giusto onorare gli amici che non ci sono più. I loro nomi, il loro impegno e la loro passione non devono svanire tra le pieghe del tempo. Se il corpo diverrà polvere lo spirito no, è destinato a perdurare in un'altra dimensione.

Hai paura della morte? Cosa c’è a tuo parere dopo di essa?

No, perché credo che non sia un fine puramente scientifico ma un rito di passaggio. Mi sento un animista, o meglio un autentico pagano, che crede che al termine della vita terrena lo spirito si liberi dall'involucro materiale e ritorni a fluttuare nelle eterne correnti cosmiche, nell'attesa di una possibile nuova reincarnazione.

Antonio Bartoccetti ha definito gli atei gli “uomini meno fortunati”; cosa pensi al riguardo? Consideri indispensabile per la sopravvivenza avere fede in qualcuno/qualcosa?

Concordo con la visione di Antonius Rex, l'ateo secondo me è condannato a vivere nei meandri materiali del consumismo, senza conoscere un appagamento che possa andare al di là della mera materia. Credo che sia innato nell'essere umano contemplare l'esistenza del mistero e dell'ignoto, essi portano ad un percorso interiore di ricerca e all'edificare un proprio sentire spirituale.

Grazie per la disponibilità. A te le ultime parole.

Grazie a te Marco per lo spazio concessoci! Ricordate solo che a volte la Morte ha il dovere di soccorrere la Vita e a volte la Vita ha il dovere di soccorrere la Morte...

- MARCO CAVALLINI -